Quando si parla di talento, di dono o di un compito, non si dovrebbe parlare di un ruolo nella società, di un'etichetta che ci si può o deve addossare, in modo da trovare una collocazione sociale, come se si dovesse svolgere una mansione. Non è una mansione fine a se stessa che si cerca, ma si sta cercando il proprio io. Ed ogni essere umano è unico, riesce ad esprimere se stesso in un modo unico ed è questo modo unico che ognuno ha bisogno di cercare. E' quella unicità che tante volte non si valorizza, per il semplice fatto che fin da piccoli iniziamo ad essere abituati a non dare valore a chi siamo. Poi magari non è così, ma a me piace pensarlo. Ed anche ad io.
26 agosto 2018
1 agosto 2018
SILLAPSISMA
"Perché sorridi?" chiese la luce della finestra illuminata all'ombra dell'uomo solitario. "Perché oggi, come è stato ieri e come sarà domani, potrebbe essere l'ultimo giorno in cui lo faccio" rispose l'ombra dell'uomo solitario alla luce della finestra illuminata. La luce della finestra illuminata sorrise insieme all'ombra dell'uomo solitario.
19 luglio 2018
RIFLESSIONE QARANTENNALE
Se voglio trasformare il mio carattere in meglio durante questa passeggiata corporale, devo prima di tutto apprendere a conoscere gli scopi più elevati dell'esistenza, tendendo ad un ideale più sublime, da realizzarsi entro il mio stesso Io. O i miei stessi Me. Dopo di ciò non dovrò fare altro che allontanare qualsiasi cosa sia d'ostacolo alla realizzazione di tale ideale. Se lo proteggo solamente nella sua opera, esso realizzerà unicamente tale opera e senza la mia attiva cooperazione. Non devo perseguire, desiderare, creare, inventare o costruire il mio ideale, ho solo bisogno di permettere a ciò che già esiste di divenire una realtà in me. Ma prima di allora, mi voglio divertire ancora un po'. Perché, l'ho già detto, essermi è una delle cose più divertenti che ci sia.
2 luglio 2018
አዋኪ
All'inizio di questa storia piove, perché ogni storia, per iniziare, ha bisogno di eventi che ne introducano il tono e non impediscano lo svolgimento. In questa storia, ci sono delle cose che non mi piacciono. Alcune mi infastidiscono, altre mi annoiano, altre mi innervosiscono, altre ancora mi fanno proprio incazzare. Ma piuttosto che far vedere che mi lamento, non mi faccio vedere più.
24 giugno 2018
DINAMISMO ATASSICO
Noi e disinvoltura, postulando sia dominabile, che ad un'altra età, durante un'altra mattinata, non me ne sarei accorto, dovremmo tutti essere un po' quadrifoglio, anomalia curiosa divenuta simbolo dell'ingannevole fortuna, che non andrebbe colto, ma cercato e desiderato.
7 giugno 2018
DISSONANZA COGNITIVA
Quando si cerca di entrare in un gruppo, più le barriere sembrano insormontabili per entrare a farne parte, più la riuscita nell’inserimento sarà apprezzata. Per risolvere la dissonanza cognitiva dei paletti che si sono dovuti superare, e la realtà che poi quel club o gruppo si rivela mediocre, ci convinciamo che il gruppo di cui facciamo parte, sia infatti, fantastico.
La gente sa interpretare le stesse informazioni in modi radicalmente diversi per sostenere le proprie visioni del mondo. Quando dobbiamo decidere la nostra visione su di un punto controverso entra in gioco la dissonanza cognitiva, dimentichiamo come stanno le cose realmente e le sostituiamo con delle nostre teorie e i ricordi che più si adattano ad esse.
25 maggio 2018
TRABELENGUA
Uno dei discorsi che ho sempre ritenuto più interessanti del Vangelo, riguarda le cosiddette "perle ai porci": “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi”
Si tratta di un suggerimento che contiene un principio meno banale di quanto possa sembrare, soprattutto da quando è entrato nell'uso comune - impoverendosi.
L'Oracolo di Delfi suggeriva a ciascuno di conoscere il proprio limite, conoscendo se stesso. Spingersi oltre significa macchiarsi di tracotanza - Ubris.
Il donare "perle ai porci" scatena la "vendetta degli Dei" e crea Ubris: si tratta di un atto insensato che non solo non migliora la vita del "porco" ma che ne provoca altresì la rivolta rabbiosa.
Il "porco" - per proseguire l'allegoria di Matteo - non ha alcuna colpa per ciò che è; il detentore delle "perle" tuttavia può scegliere responsabilmente se "dissacrare" o "conservare".
La "perla" infatti non muterà la natura del "porco", che la ingurgiterà e la calpesterà come fosse sterco. La colpa è di chi l'ha donata illudendosi che potesse provocare un mutamento.
Nel Liber Legis si legge che la compassione è il vizio dei Re: la capacità, cioè, di entrare in empatia con tutti (soprattutto con il "porco") è un segno di delicatezza d'animo propria di chi ha Perle in sé (il Re); tuttavia se mal esercitata questa capacità diviene un vizio che poggia sull'illusione - in fondo egoistica - di poter aiutare "il porco" dando una perla.
Cosa fare, allora, quando si realizza di aver ceduto all'illusione di un mutamento strutturale?
Di aver dato, insomma, "perle ai porci"?
Niente.
Certamente non lasciarsi prendere dallo sconforto: se il Re non si accorge di avere intorno "porci" la colpa è sua... mica dei "porci"!
Ritirarsi, in silenzio, dunque e osservare il mondo, sempre ben considerando che "chi ha più giudizio" incorre nel dovere etico di impiegarlo bene.
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