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27 febbraio 2021

IRREFRAGABILE ASSIOLOGICO



Per ricondursi non serve ricomporsi ma spesso viene inteso in questo modo. Il ricomponimento spesso non è la soluzione migliore, soprattutto quando è eccessivamente datato. Bisognerebbe spiegarlo, ma anche a farlo, c'è di mezzo un'ottusità callosa. Una ricomposizione si vede, si nota, si percepisce e a ben vedere fa anche un po' schifo. Il ricondursi è bello. Per chi lo fa e chi lo vede. Sono un capo di bestiario.

27 gennaio 2021

DISAMINA PANZANA



Nella liturgia di ogni crisi, i tempi sono fondamentali. Possono sia aggravarla che risolverla attivamente o passivamente. Sarà solo un brusìo ai margini della lateralizzazione ma davvero, fateci caso.

11 dicembre 2020

INTERVISTATORIALE



Salve a tutti voi, che siete il prodotto di scarto di una società già provata da anni e anni di coltivazione dell'ignoranza da parte della classe dirigente. A voi tutti, ma anche a tutti gli altri, vi indico coll'indice questa cosa qua:


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3 novembre 2020

SEMPLICISMI VETTORI



Gestire il proprio potere è essere autonomi. Autonomia è darsi le proprie regole e riuscire a seguirle. L'incapacità di fare questo produce sempre, per proiezione, qualcuno che gestirà il nostro potere per noi. Detto chiaramente: non abbiamo alcun potere sull'esterno se non sappiamo gestire impulsi, emozioni e pensieri. Se non sappiamo darci una disciplina e rispettarla non svilupperemo mai l'energia che occorre per cambiare davvero la nostra linea di vita.

9 ottobre 2020

GNOMICO COMPUTO


Nei circoli spirituali è abituale sentir dire che si dovrebbe avere un ego, prima di perderlo. Io penso che sia più corretto dire che l'ego debba essere simultaneamente rafforzato e disidentificato. L'ego deve essere rafforzato, dal momento che la sua forza non solo alimenta la nostra pratica, ma è il meccanismo attraverso cui molti frutti della nostra pratica sono espressi, ma, allo stesso tempo, deve essere progressivamente scoperto per ciò che è. Il rilascio del controllo dell'ego non è un processo lineare in cui l'ego ci domina sempre meno. Per fare in modo che questo accada, l'ego deve essere a volte espanso, a volte ridotto. Bloccarsi nella continua costruzione dei nostri ego con l'idea che a un cero punto, in un futuro lontano, si faccia il lavoro di disidentificazione è una trappola, come lo è cercare di staccarsi e trascendere l'ego prima di essere preparati a farlo, aggirando prematuramente il necessario sviluppo umano.

20 settembre 2020

EQUILIBRIO DIDATTICO


Di cosa stavo parlando? Ah si: esistono situazioni in cui un qualsiasi soggetto, per molteplici e diversi motivi, non riesce ad organizzare in percezioni coerenti non solo le sensazioni che producono impulsi contraddittori ma anche le stesse informazioni che acquisisce.
Così, non comprende lucidamente quanto osserva, provando difficoltà a distinguere un elemento da un insieme caotico e quindi non nota l’assenza di un criterio logico riguardante la disposizione di più elementi che vengono offerti alla sua attenzione.
L’eventuale guazzabuglio d’informazioni e suggestioni proprio di una mescolanza confusa di cose (o persone) eterogenee, provocherebbe un intreccio di sentimenti o di pensieri contrastanti, difficilmente gestibili, se lasciati fluire senza controllo cosciente.
La confusione mentale che si manifesta come annebbiamento, turbamento, o obnubilamento, unitamente ad un particolare stato di ansia o di emotività, spesso provoca un periodo più o meno lungo, di ottundimento del pensiero.
In queste condizioni psico-fisiche, si è abbastanza indifesi da induzioni manipolatorie tendenti addirittura a far aumentare tale stato di disordine percettivo con progressivo azzeramento delle capacità analitiche.
Su questo contano gli imbonitori, i truffatori, per mettere in atto, con successo, quanto previsto dai loro programmi, di solito mascherati astutamente dietro immagini, strutture, teoremi, forse architettati con un certo estetismo culturale (affascinante chi fosse privo di una solida formazione di base), apparentemente belli e buoni per coloro che sono stati “catturati” ma che non reggerebbero un istante all’analisi di una mente lucida, non contaminata da passioni ed emozioni fuori controllo.
Nell’ambito dei cosiddetti percorsi iniziatici, più o meno fasulli, nelle congreghe che sostengono di occuparsi, a sproposito, di cose magiche, miracolistiche, nelle sette affatto “luminose”, purtroppo sempre diffuse e spesso in aumento, è sempre presente la confusione per la mente dei propri aderenti; magari è incardinata nell’osservanza di regole e di dogmi (non di rado affatto piacevoli) imposti dai vertici di tali strutture che fanno della confusione nelle mescolanze formative, rituali, liturgiche, improprie, il loro punto di forza manipolatorio.
Giusto per ripetermi ancora una volta. Non sarebbe male, ogni tanto, fermarsi, svegliarsi, pensare. Forse si potrebbe osservare, come nella favola, che in quegli ambienti “il re è nudo” e che ciò che esibisce non esiste veramente.

31 agosto 2020

KENTUCKY


L'altro giorno ho aperto il piccolo cassetto dove raccolgo alcuni dei miei sogni, vi ho estratto uno dei miei atomizzatori preferiti e l'ho rigenerato con del filo resistivo Kantal A1 29awg, 5 spire su punta da 2 millimetri, ho scelto un cotone spumoso in modo che avesse una ricettività adeguata ed ho stappato un Kentucky organico macerato che ho lasciato maturare ventidue giorni. Sì, perché, grazie allo svapo ho smesso di fumare da 5 anni. Insomma, sono uno di quegli sfigati che usano la sigaretta elettrica. Ma è del tabacco che voglio scrivere, uno dei tabacchi più conosciuti dagli appassionati. Non farò menzione alcuna della marca e del produttore, poiché non sono un influencer e non vengo pagato per questo. Dopotutto chi mai mi pagherebbe per farlo? Tengo altresì a dire che non sono qua a fare l'influencer, né voglio convincere a smettere di fumare chi fuma o a far iniziare chi nemmeno ha mai usato una sigaretta elettronica, tantomeno a convincere qualcuno che esista un tabacco qualitativamente superiore ad un altro, le papille gustative sono una cosa tutta nostra, un mondo tutto nostro, pertanto non desidero che le mie interpretazioni possano venire fraintese per spingere ad acquistare un prodotto. Voglio semplicemente condividere un'emozione, che poi è una passione, tenendo sempre in altissima considerazione la soggettività del gusto personale. E comunque su questo blog scrivo il cazzo che mi pare.

Vengo al dunque: dunque già nel 1580 il tabacco Kentucky era coltivato a scopi commerciali e nel 1600 raggiunse una vastissima coltivazione dalle Americhe all'Estremo Oriente. Nell'arco di vent'anni si è propagato in tutto il mondo. Questa particolare commercializzazione, prima degli spagnoli e dopo degli inglesi, ha creato, insieme alle piantagioni del caffè e a quelle del cotone, una grandissima richiesta di manodopera. Proprio in quei tempi vi fu la più grande esportazione umana dall'Africa alle Americhe di uomini ridotti alla schiavitù. Il tabacco è un prodotto agricolo ottenuto da foglie di varia misura, a seconda della tipologia e viene definito come genere "nicotiana" poiché contenente la nicotina. Questo termine fu dato in onore di Jean Nicot, un ambasciatore francese che nel 1559 fece arrivare in Portogallo alcuni esemplari di queste piante, portandoli alla corte di Caterina de' Medici come una medicina. Esistono quattro sistemi per il processo finale di essicazione dei vari tabacchi. C'è quello che si definisce air cured, ovvero curato ad aria, in cui viene appeso a degli essicatori ben ventilati e viene lasciato seccare per circa due o tre settimane. Poi c'è il tabacco che adotta il processo fire cured, curato a fuoco, ove viene anch'esso appeso in essicatoi, sotto ai quali pezzi di legno, prevalentemente legno di quercia, vengono fatti bruciare lentamente e senza fiamma per rimuovere quella piccola percentuale di THC che il tabacco preserva. Assume così un sapore più affumicato. A volte si usa anche dello sterco essicato, che brucia altrettanto bene facendo assumere alle foglie un sapore stallatico. Il terzo processo si chiama flue cured, in cui le piante vengono appese a dei pali e con delle fiamme esterne all'essicatoio, viene fatta trasportare l'aria calda, senza però andare ad affumicare il tabacco. Quarto ed ultimo processo è il sun cured, ovvero curato dal sole, dove più semplicemente si stendono le foglie di tabacco e si lasciano essicare alla luce del sole. Questa essicazione è quella che viene utilizzata per quasi tutti i tabacchi orientali. 

Il Kentucky in questione viene trattato con il metodo fire cured e sono state utilizzate diverse tipologie di legni . E' un tabacco che grazie a questo processo permette di esaltare il suo aroma, lo va ad enfatizzare, amplificare, è un tabacco ottimo per creare dei blend, ovvero essere mixato ad altri tabacchi al fine di caratterizzare delle note più corpose, oppure essere utilizzato in modalità singola (anche qui si rientra nella soggettività). Il Kentucky, a mio avviso, a differenza di altre tipologie di tabacchi che utilizzo, è un tabacco a cui non deve essere data troppa aria per poterlo gustare al meglio, bisogna far sì che l'aroma venga elaborato e creato nella campana dell'atomizzatore prima di giungere al palato e poterlo degustare. In questo modo si percepiscono tutte le note erbose, ci sono sfumature del Black Cavendish (che non è un tabacco, ma una lavorazione del tabacco), non è il sapore o l'aroma del legno che prevale, ma la vera e propria erbosità, particolare che arriva a toccare tutte le mie papille. Questo Kentucky per me sarebbe quasi un delitto utilizzarlo come blend perché ha delle caratteristiche e potenzialità a livello aromatico che sono da degustare tutte da sole. Ha una grande corposità, rispetto ad altri Kentucky che ho avuto modo di provare, ha una sua anima, una sua identità forse perché è stato molto curato il processo a fuoco. Man mano che lo degusto, nel mio palato, perviene la nota secca che a molti Kentucky non si percepisce, davvero generosa che dona quella mezza sensazione amara come la vita che solo un sigaro può regalare. Si percepisce addirittura, seppur lontana, una nota fruttata. Ogni tiro è un'emozione. Ah, ma sia ben chiaro, io non ne capisco niente di tabacchi, sono tutt'altro che un sommelier dei tabacchi e, se non svapate o non avete intenzione di svapare e siete arrivati fino a qua, avete perso tempo.