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24 gennaio 2013

ACCAPIGLIAMENTO D'EFFIGIE


Premetto che non mi interessano le etichette, tantomeno chi etichetta o chi si etichetta. Perché si, nonostante tutto c'è chi ancora lo fa. La costrizione della mente di molte genti è abituata a catalogarsi per una necessità di riconoscimento e quant'altro. Ad esempio, per un disinteresse mostrato verso le interazioni sociali, non è detto che uno soffra di disturbo schizoide della personalità. Accidenti! Se non vi è un'esigenza anteriore, una sostanza interiore, un percorso intimo più o meno cosciente prima del trucco e dell'abito, allora non vi è che apparenza. Ma se vi è, non lo si può catalogare.

11 gennaio 2013

PSICOFRENIA ANALITICA

Nella classificazione delle alterazioni della personalità, è incluso quello di sentirsi un'alterazione della personalità, quando si legge la classificazione delle alterazioni della personalità. Evviva.


Chi ha saputo guardare davvero dentro sè ha riconosciuto una luce accecante ed una beatitudine indescrivibile nascoste fra buio e dannazione. Signori, forse non ho ancora saputo guardare dentro io e me, ma nel buio e nella dannazione ci sto benissimo. E non si tratta di abitudine.

4 gennaio 2013

SEGREGAZIONE PRIVATA

Quando sono da solo, quando non c'è nessuno che può vedermi, mi capita di assumere pose teatrali, di provare movenze drammatiche, di fare tutte cose che non mi si addicono. E' che da solo sono finalmente libero di non essere me stesso. Esercizi di recitazione per imparare ad essere più nessuno. E non ho più paura di cosa possa rimanere di me, una volta svanita la mia capacità d'immedesimazione.

27 dicembre 2012

VISIBILIO DIETROQUINTESCO

A quanto pare su questo blog sono cascato in errori di digitiazione. Forse è a causa di quel messaggio subliminale perentorio ed inquietante che sottostà all'indicazione del farmi scrivere quantità differenti di ordine e disordine, stimolanti la produzione. Ma più connessi all'azione che ad una morale interna di produttività che sono riuscito ad abbandonare. Certo, bisogna prevedere tutto quanto da prima, scrivere le proprie volontà di comodo su un pentagramma sigillato e darle al notaio. Ma non per salvare la faccia, un tarlo che scala gli stolti con disinvoltura avveduta. Per beffare il destino.
Ci sono dei momenti in cui mi disumanizzo del tutto.

22 dicembre 2012

PROPRIETA' PIRATA

Se nella finestra vedo riflesso l'interno della stanza, può voler dire solo due cose: o qui dentro c'è troppa luce o là fuori ci sono troppe pennellate d'ombra. Nell'ombra rifulgono splendidi dettagli minimali in primo piano. Essere più ombra che consistenza da non riuscire nemmeno a suscitare l'attrazione della forza di gravità. Non essendo uno di quei momenti in cui ho voglia di sintonizzarmi con la logica, attratto da inquietanti rumori di fondo, non resisto: vado fuori.

18 dicembre 2012

LUDICO PRESTIGIO

Non ditelo mai a nessuno. Vi pregheranno di svelare il segreto, ma appena glielo mostrerete, perderete valore. Il segreto non fa colpo su nessuno. E' il trucco che affascina.
Ogni numero di magia è composto da tre parti o atti. La prima parte è chiamata "La Promessa", in cui l'illusionista mostra qualcosa di ordinario: un fiore, un mazzo di carte, un qualsiasi altro oggetto o una persona. Mostrandolo, chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale, inalterato, normale. Il secondo atto è chiamato "La Svolta". L'illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. E' in questo momento che si cerca di capire il segreto, ma non lo si troverà, perché in realtà non si sta davvero guardando. Non lo si vuole veramente sapere. Si vuole essere ingannati. Ma ancora niente applausi. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire. Per questo ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che viene definita "Il Prestigio".

12 dicembre 2012

RESTRIZIONI ASTRINGENTI

Calvacando l'onda disegnata sulla mia fronte corrucciata che gronda di sudore intenso misto a profumo di incenso. E con i capelli che giocano a shanghai.
 

Se mi stai leggendo, sappi che non sono io a scrivere. C'è differenza tra non avere niente da dire, non sapere cosa dire, non dire nulla per l'ansia di non restare in silenzio e non sapere come dirlo? Il silenzio segna alcuni giorni come un marchio a fuoco doloroso, cicatriziale. Il silenzio esterno rimbalza e riflette internamente, come in una cassa di risonanza implodibile.
E' un batti e ribatti di dibattiti atti a stringere patti che in effetti stando ai fatti premiano chi non si omologa e ha un dito medio come rimedio.