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15 dicembre 2016

AMEN


Avrei voluto scrivere un post inusuale, rispetto alla linea di questo blog. Un post in cui parlo di una band che mi ha rapito anima, cuore, mente e viscere: gli Halestorm. Un post in cui parlo del loro genere heavy rock, della grinta che mi trasmettono e che mi ha aiutato in questo poco più di un anno da consapevole sclerotico, del loro sound che a volte ha un tratto di già sentito, ma che è un già sentito fatto divinamente. Avrei voluto scrivere un post parlando delle loro chitarre grossamente distorte, dei loro bassi profondi, di una batteria che ricorda la colonna portante nella stabilità dell'equilibrio e della voce melodica, grintosa ed all'occorrenza grezza, stridula, seppur mai fuori luogo e con un timbro ideologicamente adatto a tutto ciò che ho appena descritto, della vulcanica cantante. Avrei voluto scrivere un post come una delle loro canzoni: al fulmicotone! O solo per provare a spiegare che ogni volta che li ascolto, oltre alla pelle dritta, mi convinco sempre più incarnino la mia idea di rock music sotto ogni aspetto, pur dicendolo dal basso della mia carriera accademico-musicale. Ma, attenzione, probabilmente questo post non lo scriverò.


28 ottobre 2016

ESERCITAZIONI BALDANZANTI


Stavo placidamente per indossare la mia muta da subconscio per immergermi negli abissi tessuti ingegnosamente dalle mani del senno, per buttare qualche rigo in questo spazio angusto, quand'eccomi accorgere che sto dimenticando questo stesso angusto, come sto dimenticando di fare i miei esercizi di recitazione per imparare ad essere più nessuno. E fare esercizi di recitazione per imparare ad essere più nessuno, è tanto aggressivo quanto corroborante per chi li pratica. E' la cura per la boria, per ogni convinzione o superbia. Fare esercizi di recitazione per imparare ad essere più nessuno, ti rimette al posto, minuto, dove si deve stare, che la realtà ti fa il culo sempre e comunque.

10 ottobre 2016

AGGROVIGLIO


Ci hanno portati fisicamente e metafisicamente da un luogo di estrema importanza, ad uno di completa indifferenza nichilistica. Le loro corporations ci vendono idoli da adorare, prendendo lentamente possesso del mondo, mentre noi tacitamente crediamo alla loro scienza, votiamo i loro politici, compriamo i loro prodotti, ascoltiamo la loro musica, guardiamo i loro film, sacrificando la nostra anima sull'altare del materialismo. Non parlo di creatori a cui credere; prima che credere ad altro occorre fidarsi di sé, ritirare le deleghe in bianco, togliere credito ai razziatori di fiducia. Hanno tolto l'uomo dal centro per poter essere assisi loro nel trono principale, imponendo l'immutabilità per la legge del più forte. Come tutti gli inganni è vano chiedersi chi sia complice. L'unica strada percorribile è quella della coscienza e ricerca personale, che pian piano diventi coscienza e ricerca collettiva.

6 ottobre 2016

XXII 2016


Caro mio Giaciglio di spine, siamo giunti anche quest'anno al ventiduesimo post. Ti senti, forse, come coloro che, acquisita una sapienza superiore, osservano dall'alto delle loro fortezze gli altri uomini che sulla Terra, laggiù in fondo, si arrabattano come formichine impazzite? Tanto per citare un'immagine di Lucrezio. Pensi di essere tanto diverso, tu, che diverso ti proclami e ci mandi tutti simpaticamente a dare via l'organo? Dopotutto sono esseri umani esattamente come te, ovvero esseri meschini, egoisti, subdoli, prevaricatori, possessivi, traditori, opportunisti, eccetera, eccetera, nei secoli dei secoli. Si, alcuni hanno anche qualche qualità positiva, ma in misura talmente ridotta o ad andamento intermittente che non li cito.

21 settembre 2016

ENTRODISFUNGERE


Lo scorso sogno, i miei pensieri erano miei e non lo erano, sembravano esistere prima che li pensassi ed erano tutte domande. Domande pressanti, domande preoccupanti. Domande a cui andava data una risposta, altrimenti... altrimenti...
Al risveglio il disagio era svanito, sostituito però da qualcosa di ancor più preoccupante. C'erano deboli sussurri al confine del mio udito, come un riverbero nelle orecchie che non accenna tuttora a diminuire. Avverto fugaci movimenti con la coda dell'occhio, ma appena mi volto a guardare, non trovo traccia alcuna. Mi sorprendo a gettare lo sguardo ora qui, ora là, con involontaria frenesia paranoica. Se questa è una malattia, lasciarla a lungo senza cure potrebbe essere pericoloso.

5 settembre 2016

ALMANACCARE


Prestatemi fantasia ed occhi, ché una caratteristica dev'essere la semplicità piena.
Il profumo dei platani si mescola alla tenebra più intensamente, se la vampa del giorno appena spento è stata maggiore. I platani sono un prospetto che mediante ramificazioni indicano rapporti di derivazione. Avrei qualche mezzo a giustificare i fini per rarefare afe ormai prive d'ogni prova, ma non fa niente e, pronunciando la parola "niente", si crea qualche cosa che non entra in alcun nulla. Arrivederci e grazie.

15 agosto 2016

FANDONIANDO


Mentendo, i canali che si devono controllare per essere credibili, sono troppi ed è il motivo per cui è difficile raccontare una menzogna. Le espressioni del volto devono apparire coordinate con i muscoli corretti, coordinati con il linguaggio del corpo, con la voce, in linea con lo stile verbale e con le parole che si stanno utilizzando. Anche il più abile mentitore non riuscirà a controllare tutto e qualcosa sfuggirà e fornirà degli indizi per poter fare delle domande più mirate e scoprire le sue verità. Ed a proposito di linguaggio del corpo, io sto per andarci.

8 agosto 2016

AL LORO

Otto e otto, sedici.

A parte il prorompente desiderio di sentirsi arcobaleno tra le nuvole, nutro anche quello di adagiarmi sugli allora. Che qui si banchetta con il mio arto superiore destro. E la cosa non va mica bene. A me, per lo meno. Prendetemi sempre sul ridere, che da prendere sul serio, ce ne sono già noiosamente troppi.

31 luglio 2016

FORSE

Scritta dal mio Amico Gaetano Santandrea, un compagno di sclero:

Cosa dirvi.
Su un pensiero in bilico da tre anni esatti rubrica bene un bel forse.
Forse per un istante  eterno una persona sembra l’indennizzo di un pianeta altro calunniato in avvio con la quale  poi, per audace rimembranza è dolce  comporre cosmi  e strutture atlanti e  sorridenti  ritagliando  voraci  infinità di spazi e cartoline dove è più difficile replicare volte  che inventare cera e fogli A4  fuggiaschi diano rive incantate di bellezza invece di una tana di  nullità e alopecia.
Forse siamo solo la vigilia di un malinconico anniversario in agguato da millenni su camini stanchi di troppe parabole.

E Babbo Natale  ha ragione a non essere .

13 luglio 2016

FATTO ESTRANEO


Il mio amico immaginario, uscito dalle sue trite consuetudini, mi ha parlato del malessere che presenta e che viene definito non tanto come suo problema, quindi del singolo individuo,  ma come espressione di disagio di uno o più sistemi di appartenenza. Mi ha infatti detto che da questi sistemi, spesse volte, non si può uscire, si sta quindi, per un qualsiasi motivo, all'interno, ma che ci si può estraniare. Sta poi al singolo capire come e quando utilizzare il proprio personale metodo di estraneità e continuare ad esercitarsi in questo senso. Mai considererò saggia la seconda concessione all'abitudine di tremare noiosa all'obbligo.

4 luglio 2016

A SPETTA ESPERA


Sesquipedalando all'interno delle ciclabili piste delimitate da continua striscia e relativa orizzontale segnaletica, ma che nulla c'entra, un brano musicale può essere assimilato ad disegno puro, ad un disegno senza oggetto o a figure che non raffigurano nulla e, tuttavia, esse hanno una direzione d'insieme che le caratterizza. La decorazione esibisce percettivamente una parvenza di movimento.

23 giugno 2016

LIBROSTEROIDI


Promuovendo un pensiero che lascia liberi di intendere quello a cui si è pronti, preparati e capaci d'essere e dicendolo per correttezza, perché mi piace sottolineare ciò che è ambiguamente preciso, morfosintatticamente mi induco ad inesattezze di stile o di tecnica, per lasciarmi guidare da un'esegesi ludica. Senza ipotesi ed in estrema sintesi. Salvo in rare occasioni in cui sono concentrato a delineare un po' di acume in un mare di banalità. Comunque nulla che mi tanga davvero.

5 giugno 2016

PREFISSOIDE ADERENZIALE


Domanda banale: dove inizia e dove finisce la realtà? Domanda altrettanto banale: dove inizia e finisce la nostra libertà? Nel senso, fino a che punto i nostri gesti e le nostre scelte sono influenzati dai media? Fino a che punto abbiamo concesso alla TV di prendere posto nelle nostre menti? O ad internet, oggi? Segni di un tanto declamato declino? Non lo so. E nelle luci che intermittenziano la piccola percezione che resta, vado a cercarmi le risposte su Google.

18 maggio 2016

ARCUATARSI


Le situazioni quotidiane che mi appaiono sempre più nettamente come distorsioni atte a completare un quadro statico, hanno sempre quel nonsoché che non saprei, stipate di dettagli che fanno la differenza ed eccezioni che smentiscono risolutivamente la regola. Può darsi che io non sappia cosa dico, ma so benissimo quello che scrivo.

12 maggio 2016

MACROBAZIA


Capogiri. A volte la scena si fa più stabile, ma attenzione ai movimenti bruschi! Mi basta sedermi o alzarmi troppo rapidamente, girare di colpo la testa e subito riparte la giostra. Sono un asse malfermo intorno a cui ruota il mondo circostante, come un giroscopio che volteggia dall'interno, mantenendo la scena stabile. Certo, fioccano lamentele, ma dentro me penso: "Grazie per avermi distratto dalla stupida fine del mondo!". Dai!

12 aprile 2016

DEI CARI DIARI


E tutto ad un tratto, rivelazione: da bambino non sapevo a che servisse lo scopino del cesso. Credevo fosse un ornamento, con la sua testa di porcospino eternamente  a mollo in una scodella immacolata. Mi era familiare e letteralmente insignificante. A volte lo trasformavo in un giocattolo, uno scettro che brandivo seduto sul trono. Questa ignoranza dipendeva dal fatto che la cacca dei bambini non si incolla o si incolla pochissimo al water. Scivola giù da sola e sparisce nella cataratta senza lasciare tracce. Resti d'angelo. Niente scopino. E poi un bel giorno la materia ha il sopravvento. Oppone resistenza. Ecco perché ci feci caso. Non le si da molta importanza fino al giorno in cui l'adulto di turno ti fa notare la cosa ed esige che tutto venga pulito. Quando è stata, allora, la prima volta in cui ho fatto il gesto di passare lo scopino, che oggi si impone tanto spesso? L'evento non è mai stato consegnato in nessun diario o brogliaccio. Eppure dev'essere stato un giorno importante della mia vita. Una perdita dell'innocenza. Una lacuna del genere conferma i miei pregiudizi nei confronti dei diari intimi: non registrano mai niente di significativo.

25 marzo 2016

TELESCOPIA



Ogni volta che il mio corpo si manifesta alla mia mente, non sempre mi trova preparato alla sorpresa del giorno. Di tanto in tanto mi allungo per toccare le cose che non ci sono e ci riesco magnificamente. Il nulla, stretto tra le mani. Spesso si può dimostrare con metodo scientifico qualcosa che non corrisponde alla realtà.

12 marzo 2016

INTORPIDO


Non mi ritrovo le forze per pensare di scrivere.
Né interiori, né esteriori, né posteriori.

29 febbraio 2016

INCULCHI SCENOGRAFICI


Ventinove febbraio: una verità che si capta senza artefizi, manipolata ad uso del pubblico. Nelle scene si vedono gli attori in quanto esseri ricreati e straniati. Ci si cala nella parte. La sensazione che ne si riceve, è la risultante di una corretta impostazione scenica ed interpretativa.
Sì, ok, io le do del lei, ma lei, cosa mi dai?

15 febbraio 2016

LAPIS LAPSUS ULO


Trecentotreesimo post, consueta palindromia nelle ricorrenze ma con l'aggiunta del molesto scricchiolio dei legamenti nella cassa di risonanza del cranio. Se descrivessi esattamente tutto ciò che provo, questo blog diventerebbe un ambasciatore tra la mente e il corpo, sarebbe il traduttore delle mie sensazioni e spesso l'ho fatto. L'ha fatto. L'abbiamo fatto. Percepisco ancora me stesso come un puzzle, con tutti gli elementi sparpagliati. Faccio conoscenza con i pezzi, i miei pezzi, come si farebbe con amici occasionali. So benissimo che si tratta di pezzi che, assemblati, mi ricomporrebbero, non ne dubito neppure un secondo, ma li capto ancora estranei.

7 febbraio 2016

TORMENTI ANTELUCANI


La questione degli incubi. In questi ultimi mesi ne ho fatti d'ogni. Ho deciso di ammansirli, vedendone il lato ironico e trascrivendoli sul brogliaccio che tengo sul comodino, con calamo e calamaio. Appena mi sveglio, l'incubo è annotato. Questa abitudine produce due effetti sugli incubi: li struttura come racconti e toglie loro ogni capacità di impressionarmi e non suscitano più terrore, ma curiosità, quasi sapessero che li aspetto per metterli su carta e lo reputassero un onore letterario, quegli idioti! Benché rimangano sinistri, perdono la loro caratteristica di incubi.

31 gennaio 2016

RIMANGO SINISTRO


In nessuno dei luoghi che ho visitato durante i miei viaggi, nemmeno nel cuore dei paesi più nascosti di altre civiltà, di altre religioni, di altre etnie, mi sono sentito straniero quanto nel mio corpo. Non mi posso più digerire e non si tratta di uno squilibrio della coscienza che induce una percezione ipertrofica delle manifestazioni del corpo, altresì detta ipocondria. Sto diventando una deieizione cerebrale del mio stesso organismo.

24 gennaio 2016

SUPERFICIALMENTE RIFLESSO

Trecentesimo post.

L'ho fatto. Ho stretto i pugni, mi sono appoggiato al lavello, ho preso un gran respiro e mi sono guardato allo specchio. Era come se mi guardassi per la prima volta. Sono rimasto a lungo davanti allo specchio. Non ero davvero io quello lì dentro. Era il mio corpo, ma non ero io. Non era neppure un amico. Mi ripetevo: "Sei Me? Sei Tu, Me? Io sono Te? Siamo Noi?". Non sono matto, so benissimo che giocavo con l'impressione che quello non fosse Io o Me, ma un corpo abbandonato dentro allo specchio. Mi sono chiesto da quanto tempo fosse lì. Questi giochetti che mandano fuori dai gangheri Me, non spaventano affatto Io. "Figliolo", mi dice Io, "non sei matto, giochi con le sensazioni, come tutti gli uomini. Le interroghi e non smetterai mai di farlo. Per tutta la vita, dobbiamo sforzarci di credere ai nostri sensi".

19 gennaio 2016

SANITA' DI CORPO


Il corpo, per l'uso che se ne fa per lo spettacolo che ne viene dato, sembra un'invenzione di ultima generazione. Ma, sui rapporti che la mente stabilisce con esso in quanto scatola delle sorprese e distributore di deiezioni, oggi il silenzio pare abbastanza fitto. A ben guardare, non c'è nessuno di più pudico degli attori porno più smutandati o degli artisti di body art più scarificati. Quanto alla medicina, è molto più semplice: oggi il corpo non viene quasi nemmeno più toccato. Ai medici importa il puzzle cellulare, il corpo radiografato, ecografato, tomografato, analizzato, il corpo biologico, genetico, molecolare, la fabbrica di anticorpi. Più lo si analizza, più si esibisce questa nostra macchina per essere, meno esiste. Annullato, in misura inversamente proporzionale alla sua esposizione.

13 gennaio 2016

LAVORI IN SOCCORSO

Dall'ultimo colloquio con l'equipe di medici che mi segue.


Dottoressa: "Matteo, ti vediamo bene", con un accenno di sorriso.

Io: "Si, vi credo. Io invece vi vedo appannati, offuscati ed a volte doppio, ma quest'ultimo dipende dai momenti. Non capisco più da che parte pendo, cammino peggio di Jack Sparrow e spesso ho bisogno di un supporto, credo infatti acquisterò un bastone da passeggio, magari uno di quelli con il pomello in bronzo o ottone dalla struttura gufesca, che rientra nel mio stile. A volte non riesco nemmeno a portarmi il bicchiere d'acqua alla bocca e quando ci riesco, le possibilità sono che mi vada di traverso o che non riesca a deglutire, nemmeno con l'imbuto. Idem per il cibo e lì, carissimi, sono cazzi. Perdonatemi il termine e mi perdonino i cazzi per averli utilizzati a cazzo. Per non parlare dei nervi che saltano in tutta la mia parte destra, nel vero senso della parola, a rotazione, dal cranio alla pianta del piede e del senso di vertigine costante che provo, da in piedi, seduto o sdraiato che sia, che in questi ultimi giorni riesco a controllare, ma con abbondante fatica, infatti scusatemi se a volte non vi guardo negli occhi mentre vi parlo, ero solito farlo, ma ho bisogno di inclinare la testa o guardare verso il basso per controllarmi, ma non troppo velocemente, altrimenti c'è la possibilità che io rovini sul pavimento per il capogiro o non sia più in grado di interagire con la realtà che mi circonda. E poi il linguaggio, se non mi concentro o parlo troppo velocemente, non riesco a coordinarlo, mi perdo delle consonanti e vi garantisco essere molte, spesso devo ripetere ciò che dico perché non vengo compreso ed è imbarazzante. Inutile dirvi che anche solo farmi la barba o apporre una firma su di una delle vostre solite scartoffie per il consenso al consenso del consenso, risulti un'impresa epico-epocale. Ora, a fronte e anche a retro di tutto ciò, ditemi se secondo voi sto bene. Altro giro di brandy, signori?".