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17 agosto 2017

POPOLAR STORIA



Lo spirito squadrò con disprezzo il giovane. A prima vista sembrava un ragazzo sui diciassette o diciotto anni, in procinto di diventare un uomo. "Sei stato tu, ad invocarmi?".
"Mia madre dice che sono bravo con le magie. Un giorno diventerò un mago. O addirittura un arcimago!" rispose il ragazzo.
"E cosa ne sa, tua madre, di magia, figliolo?".
"E' una maga. E' un'incantatrice dell'Università arcana".
"Ah! Un'altra dilettante nelle arti mistiche. Probabilmente sarà a malapena mediocre", disse lo spirito.
"Sta zitto!" replicò il ragazzo. "Sono stato io a leggere la pergamena. Devi fare quello che dico!".
Lo spirito rimase in silenzio. La costrizione gli impediva di parlare.
"Voglio sapere come creare un vestito magico. Mi serve per il suo compleanno". Lo spirito lo guardò e rimase nuovamente in silenzio. Il giovine attese e disse con decisione: "Devi dirmelo. Fa parte delle regole".
Libero dalla costrizione precedente, lo spirito rispose: "Per prima cosa ti serve una gemma dell'anima. Per caso ne possiedo una e sarei lieto di sacrificarla per la tua nobile causa".
"Sul serio? E a che mi serve?" chiese il ragazzo.
Con un sorriso nascosto, lo spirito consegnò la gemma dell'anima opaca: "Non basta lanciare un incantesimo su un oggetto inerte. La magia richiede riflessione, intento, volontà ed emozione. L'anima alimenta l'incantamento. Più grande è l'anima e più potente sarà l'incantamento".
"E quanto è grossa l'anima in questa gemma?".
"Oh, quella gemma è vuota. Spetta te riempirla, ma può contenere facilmente le anime più grandi. Sai come procedere?" domandò lo spirito.
"No" rispose imbronciato l'adolescente.
"Lascia che ti mostri. Basta lanciare un incantesimo come questo". I viticci della trappola dell'anima scaturirono dalle sue dita, circondando il ragazzo. Gli occhi del giovanotto si spalancarono; "Non ho sentito nulla", si lamentò.
"E ora?" chiese lo spirito, affondando i suoi artigli nella cassa toracica del ragazzo. Il suo cuore pulsò una mezza dozzina di volte prima di essere strappato dal torace.

Alla morte del ragazzo, lo spirito si riprese velocemente la gemma dell'anima opaca. L'anima del giovane tentò di fuggire, ma era intrappolata dall'incantesimo e attirata dalla gemma.
"A quanto pare tua madre non ti ha mai detto di non accettare il dono di uno spirito evocato", disse al cadavere. "Il punto è che spezza il vincolo, liberando l'evocato dall'evocatore. Ora è il momento di porgere visita a tua madre. Dopotutto, ho un'altra gemma dell'anima opaca".

11 agosto 2017

DEGLI ULTIMI


Sembrava impossibile,
ma sto sondando ogni più sottile sfumatura
dello scibile trombereccio dell'orbe terracqueo.

24 luglio 2017

PROGRESSISMO MISONEISTA


Non è il potere o la capacità di rompere o piegare le leggi della natura, ma piuttosto di comprenderle nel loro segreto più intimo. Credo che per fare questo non sia sufficiente, ad esempio, la scienza, o la fisica che propongono un approccio prettamente razionalistico, che ci aiutano a comprendere la grammatica della natura, ma non i suoi significati più profondi. Ecco, si ritorna alla magia, quella vera, nel momento in cui razionalità e spiritualità, ormai scisse da millenni ed ognuna delle quali si è presa una competenza, poi diventate conflittuali, ritrovano un punto di conciliazione. Questo è un cammino che non dovrebbe fare solo ogni individuo, ma tutta la società moderna, perché altrimenti non ci resta che indossare un imbuto deretanico. Fate voi.

23 maggio 2017

BUONE VACANZE


Mi basta guardarli in volto, uno ad uno, per avere la stupida certezza di conoscere cosa gli passa per la mente. Vi ho studiato, sapete? Sono stato ciascuno di voi, nei miei sogni forse. Riesco a prevedere le vostre mosse. So su quale piede poggerete il peso del vostro corpo. So chi guarderete quando parlerete di un certo argomento. So anche come guarderete e quanto i vostri occhi si colmeranno di lucidità o si opacizzeranno. So come terrete occupate le mani. Più di tutto, conosco i desideri che non avete il coraggio di esprimere e l'architettura di bugie che vi imboccate per credere di vivere un'esistenza coerente. Perfettamente conscio che non c'è niente di vero in tutto ciò, ma che si tratta del mio castello che ho costruito per resistere ad un assedio lungo un lustro, dovrei ridurre drasticamente l'uso di riempitivi inutili come questo post.

20 maggio 2017

LUDICA EFFERVESCENZA

Post # 333

La retorica dello sciovinismo razziale, sessuale e religioso, sino al rabbioso fervore nazionalistico, cominciano a non funzionare più. Ciò che sono, se buono o cattivo, se sto avendo successo o no, tutto questo viene appreso lungo il percorso. E' come una giostra e posso cambiarla ogni volta che voglio. E' soltanto una scelta. Nessuno sforzo, nessun lavoro, nessun impiego, nessun risparmio di denaro. E mi sono reso conto che stavo giocando male e che il gioco è quello di scoprire chi sono davvero.

16 maggio 2017

DI SACCHEGGIAMENTI


Poiché mi vedo costretto all'inanimazione, lasciate che vi narri la leggenda del Ladro di Virtù.

Nelle terre italiane, in una piccola cittadina del lodigiano, viveva un barone ricchissimo, un rinomato collezionista di monete rare. La Baronessa Veronica trovava quella sua mania alquanto noiosa, nondimeno apprezzava lo stile di vita che le ricchezze del barone le consentivano.

Virgilio, invece, era un famoso ladro, la cui destrezza gli valse la nomina di maestro ladro nella leggendaria Gilda dei Ladri. Comunque, probabilmente, si trattava soltanto di mera spacconeria. La sola Gilda dei Ladri conosciuta si estinse oltre 450 anni fa.

Virgilio decise che il barone avrebbe dovuto condividere le sue ricchezze. Più precisamente, avrebbe dovuto distribuirne una parte a Virgilio. Una notte, l'astuto ladro, s'intromise furtivamente nel suo castello intenzionato a provvedere alla spartizione.

Le mura del castello erano note per essere altissime e invalicabili. Virgilio, astutamente, impiegò una freccia uncinata da penetrazione per fissare una corda sulla sommità della merlatura. Una volta raggiunti gli spalti merlati delle mura, doveva riuscire a eludere la sorveglianza delle guardie del barone. Celandosi con destrezza nelle ombre formate dalla merlatura, riuscì ad aprirsi un varco senza essere scorto.

Penetrare nel maniero fu un gioco da ragazzi per un ladro del suo calibro, ma un'ingegnosa serratura con non meno di tredici denti proteggeva i locali privati del barone. Virgilio riuscì a forzarla spezzando soltanto nove dei suoi grimaldelli.

Impiegando soltanto una forchetta, un pezzo di spago e un otre per il vino, riuscì a neutralizzare ognuna delle sette trappole poste a protezione della collezione di monete del nobile. Per certo Virgilio era il vero maestro dei ladri.

Con le monete al sicuro in suo possesso, si preparò a fuggire dal castello, ma scoprì ben presto che la via di fuga era ormai bloccata. Il barone aveva trovato la porta aperta e stava richiamando le guardie per perlustrare. Virgilio fuggì addentrandosi nei meandri del castello, restando appena un passo avanti alle guardie in servizio.

La sua unica via di fuga conduceva nella camera della Baronessa Veronica. Entrò nella stanza e scoprì la baronessa mentre si preparava ad andare a letto.

A questo punto giova riferire che Virgilio era famoso per il suo bell'aspetto, mentre la baronessa era rinomata per la sua bruttezza. Tali caratteristiche furono vicendevolmente riconosciute da ciascuno dei due.

"Siete forse venuto per carpire la mia virtù?", chiese la signora tutta tremante.

"Nient'affatto, mia dolce signora", disse Virgilio, pensando rapidamente. "Carpire sarebbe un atto assai malevolo per un fiore tanto delicato qual è la vostra virtù".

"Vedo che state fuggendo con le preziose monete del mio consorte".
Virgilio guardò profondamente nei suoi occhi e comprese qual era l'unico modo per riuscire a fuggire sano e salvo quella notte. Ciò avrebbe richiesto un doppio sacrificio.

"Sebbene queste monete siano d'inestimabile valore, ora ho trovato un tesoro ben superiore a ogni altra ricchezza", disse Virgilio delicatamente. "Ditemi, dea delle dee, perché vostro marito pose ben sette trappole mortali attorno a queste dozzinali monete, ma soltanto una semplice serratura alla porta della sua virtuosa consorte?".

"Il Barone protegge solo le cose che gli sono più care", replicò irata Veronica.

"Cederei tutto l'oro in mio possesso per bearmi un solo momento del vostro splendore".

Detto questo Virgilio depose le monete che aveva rubato con difficoltà. La baronessa allora si abbandonò estasiata nelle sue braccia. Quando il capitano delle guardie chiese di poter perlustrare le sue stanze, Veronica nascose Virgilio alla perfezione. Quindi si volse verso le monete e reclamò che il ladro le abbandonasse mentre fuggiva attraverso la finestra.

Compiuto il primo sacrificio, Virgilio si fece forza per compiere il secondo. Quella notte derubò Lady Veronica della sua virtù. La derubò ripetutamente, trattenendosi fino alle prime ore del mattino. Esausto ma sazio, si dileguò furtivamente alle prime luci dell'alba.

2 maggio 2017

OBLITERATO ITINERANTE


Da che parte si dovrebbe cominciare per svelare un mistero profondo e sfuggente come il tempo? Ad esempio, misurandolo? Usando, forse, orologi di ogni forma, grandezza e tipo? Si misura il tempo con sempre più precisione, da migliaia di anni, ormai, eppure questo scorrere degli eventi continua a far paura e mettere tensione, come la preoccupazione nell'incertezza della strada nuova, che non si sa quel che si trova. Orbene, sono sul binario della strada nuova e aver paura nel rimettermi in gioco m'è sempre piaciuto. Riesco nientemeno che a rilassarmi nel farlo, principalmente se sola andata, come previsto dalla norma del biglietto appena obliterato.