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25 maggio 2018

TRABELENGUA



Uno dei discorsi che ho sempre ritenuto più interessanti del Vangelo, riguarda le cosiddette "perle ai porci": “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi” 

Si tratta di un suggerimento che contiene un principio meno banale di quanto possa sembrare, soprattutto da quando è entrato nell'uso comune - impoverendosi.
L'Oracolo di Delfi suggeriva a ciascuno di conoscere il proprio limite, conoscendo se stesso. Spingersi oltre significa macchiarsi di tracotanza - Ubris. 
Il donare "perle ai porci" scatena la "vendetta degli Dei" e crea Ubris: si tratta di un atto insensato che non solo non migliora la vita del "porco" ma che ne provoca altresì la rivolta rabbiosa.
Il "porco" - per proseguire l'allegoria di Matteo - non ha alcuna colpa per ciò che è; il detentore delle "perle" tuttavia può scegliere responsabilmente se "dissacrare" o "conservare".
La "perla" infatti non muterà la natura del "porco", che la ingurgiterà e la calpesterà come fosse sterco. La colpa è di chi l'ha donata illudendosi che potesse provocare un mutamento.
Nel Liber Legis si legge che la compassione è il vizio dei Re: la capacità, cioè, di entrare in empatia con tutti (soprattutto con il "porco") è un segno di delicatezza d'animo propria di chi ha Perle in sé (il Re); tuttavia se mal esercitata questa capacità diviene un vizio che poggia sull'illusione - in fondo egoistica - di poter aiutare "il porco" dando una perla. 
Cosa fare, allora, quando si realizza di aver ceduto all'illusione di un mutamento strutturale? 
Di aver dato, insomma, "perle ai porci"?
Niente.
Certamente non lasciarsi prendere dallo sconforto: se il Re non si accorge di avere intorno "porci" la colpa è sua... mica dei "porci"!
Ritirarsi, in silenzio, dunque e osservare il mondo, sempre ben considerando che "chi ha più giudizio" incorre nel dovere etico di impiegarlo bene.

29 aprile 2018

RITRATTO GEODETICO


La banalità ci seduce con l'abitudine, ci conquista col conformismo e ci sfinisce con l'apatia. La Felicità non cade dal cielo; la Felicità è una scelta. Anche l'essere entusiasti è una scelta, non una cosa che capita. Bisogna combattere per rimanere degli entusiasti e dei sognatori; bisogna combattere con e contro se stessi per non cedere a quel pragmatismo, quella prudenza, quella praticità, quel "buon senso" che ci invecchiano dentro. C'è la vita con i suoi alti e bassi; ci sono i problemi di salute; c'è il lavoro. Però c'è anche la voglia di Vivere, quella vera, la sete di creare storie sempre nuove per se stessi, da raccontare e tramandare. Sono due forze contrapposte e vince quella che più viene nutrita, però la prima è più famelica poiché poggia sul mondo concreto, sulla stanchezza, sulla ragione, sulle preoccupazioni ingurgitanti; la seconda è più lieve, astratta e impalpabile. Basta smettere di considerarla per poco tempo e la sua fiamma si esaurisce, si spegne in un mare di giustificazioni, di pratiche considerazioni, di assennatezza.

19 aprile 2018

OTIUM


Credo che per essere all'occorrenza una buona guida (un buon docente, un buon genitore, un buon amico, un buon capo, un buon consigliere, un buon compagno di vita) sia essenzialmente necessario essere sereni, essere cioè portatori di gioia. Non di "contentezza", che è una emozione passeggera, molto gradevole ma poco significativa. La gioia è un sentimento molto raffinato e, per gran parte, inconsapevole. Sta in fondo al nostro essere. Ed è un prodotto culturale, si apprende per lo più dall'esempio. Avere genitori infelici, docenti infelici, amici infelici, compagni di vita infelici non aiuta a sviluppare la gioia. Però, come diceva Pasolini, davanti a un orrore, parte della colpa è del "padre" e parte è di chi non ha saputo essere migliore di suo padre. "Vissero infelici perché costava di meno" disse genialmente Bompiani. La gioia costa, infatti, tanto. Innanzitutto costa la fatica di accorgersi di non esserlo e non è una questione da poco, visto che in genere apre le porte di un Inferno che nessuno ha voglia di visitare. Poi costa tempo, perché non è che la gioia si capisca subito: bisogna infatti anche capire cos'è, la gioia e ci vuole anche una certa intelligenza. Poi costa tanta, tanta pazienza, richiede di mettere da parte la fregola della ricompensa, l'ansia del risultato, la brama egoica del feedback positivo adatto ad addestrare le bestie da soma.
Perciò, come può lamentarsi dell'infelicità chi non fa altro che costruirsela giorno dopo giorno? Per lo più, l'infelice è chi ha bisogno di non avere tempo libero: non sto dicendo che infelice è chi non ha bisogno di tempo libero, sto dicendo che infelice è chi ha bisogno di NON aver tempo libero, perché diversamente nell'otium gli si renderebbe chiaro il fatto che la sua esistenza non ha alcun significato. 
Serenità è formazione, continua. "Scuola" vorrebbe dire "tempo libero" e non è un paradosso ma la verità: l'otium è la capacità di dedicarsi a se stessi, non lo stravaccare sul divano dopo una settimana infernale che, in parte, siamo costretti a subire e in parte ci cerchiamo, per non stare con noi stessi, per non scoprire che stare con la nostra famiglia è insopportabile, per non realizzare che non siamo ciò che siamo ma ciò che facciamo. 
Ma dunque, chiunque si lamenti dell'infelicità, abbia il coraggio di chiedersi se un gran lungo periodo di "otium" sarebbe il Paradiso. O l'Inferno.

9 aprile 2018

ANTICUADO


Troppo spesso i percorsi iniziatici sono il rifugio di persone con seri problemi psichiatrici. Da luoghi in cui portare a termine la reintegrazione del Sè si sono trasformati in sostituti di una identità che non si riesce a raggiungere in proprio; in valvole di sfogo per autorizzare la propria rabbia verso il mondo, il proprio sentirsi diversi perché isolati e incapaci di accettare l'alterità. Questo è pericoloso: non solo non aiuta chi si rivolge entro questi termini a un percorso iniziatico, ma distrugge lo stesso percorso, trasformandolo agli occhi del mondo in un circo grottesco di scarti della società. È assolutamente necessario che chi ha la possibilità di farlo distingua e consenta l'accesso a tali percorsi solo a chi possiede un equilibrio psichico complessivamente non così alterato da trasformare la Via in una trappola mortale.

5 aprile 2018

LATORE CACOFONICO



Oggi sono stanco, di quella stanchezza profonda che emerge -a volte- al termine di una intera vita e che è pericolosa poiché rischia di vanificare ogni lotta e di portarci a dimenticare che bisogna resistere a tutto poiché, alla fine, non vi è nulla a cui resistere. E domani è quel giorno.

A volte, si invocano gli Antenati, poiché non siamo in grado di tracciare quel Cerchio che ci protegge dall'irrompere caotico del Sacro... Eraclito; Socrate... No, Platone, non ti posso includere in questo elenco, non ci riesco proprio più e mi dispiace, ma ti riconosco il merito di aver creato il pensiero occidentale; i "miei" del Messico; Bruno; Spinoza; Crowley; Nietzsche... Traccino loro, per me, il Limite della Necessità Universale, il tabù che mi tiene "al mio posto", che argina la Ubrys, che cede allo Sfidante della Morte. Il Sentiero dello Scorpione è davvero velenoso, all'inizio come alla Fine e alla Ruota dell'Eterno Divenire non ci si fa mai l'abitudine. Umano...troppo umano. Il terrore di essere Umano: ora, Antenati, ricordatemi la Meraviglia di essere Umano.

27 marzo 2018

MALEOLENTI ELLENISMI


L'Equilibrio, innanzitutto; un rifiuto del fanatismo e del dogmatismo. Questo mi guida, come un'esigenza genetica dalla quale non riesco a prescindere. Per questo mi scopro spesso a condividere con maggior piacevolezza il mio tempo con persone che propongono pensieri e ideali radicalmente diversi dai miei, ma lo fanno con grazia, equilibrio, intelligenza, serenità ed elasticità mentale. Preferisco di gran lunga costoro a chi potrebbe anche condividere i miei ideali, ma in modo illogico, fideistico, arrabbiato, rigido.

20 marzo 2018

SOLIPSISMO DIARIO



Rigidità mentale. Ah! La rigidità mentale! Una delle spie più evidenti di carenza di intelligenza e di capacità di apprendere attivamente qualsiasi cosa. Il rigido mentalmente non è noioso, cattivo, severo, è semplicemente tonto. Si fa trasportare qui e lì dalle norme che dominano, via via, i parametri sociali e le agisce meccanicamente, indiscriminatamente, ignorando del tutto il senso per cui tali norme sono nate e si sono sviluppate. 

Il rigido mentalmente non è mai guidato dalla Equità, ma solo da un senso di robotica "giustizia" che - se troppo uguale per tutti e per tutte le situazioni - diventa automaticamente ingiusta.
E qualsiasi idea, progetto, valore o ideale diventa idiota e grottesco quando agito dal rigido, dal tonto. Non vi è più differenza: la stupidità fa marcire ogni cosa.