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15 febbraio 2016

LAPIS LAPSUS ULO


Trecentotreesimo post, consueta palindromia nelle ricorrenze ma con l'aggiunta del molesto scricchiolio dei legamenti nella cassa di risonanza del cranio. Se descrivessi esattamente tutto ciò che provo, questo blog diventerebbe un ambasciatore tra la mente e il corpo, sarebbe il traduttore delle mie sensazioni e spesso l'ho fatto. L'ha fatto. L'abbiamo fatto. Percepisco ancora me stesso come un puzzle, con tutti gli elementi sparpagliati. Faccio conoscenza con i pezzi, i miei pezzi, come si farebbe con amici occasionali. So benissimo che si tratta di pezzi che, assemblati, mi ricomporrebbero, non ne dubito neppure un secondo, ma li capto ancora estranei.

6 commenti:

Arcal ha detto...

Vedrai che presto il puzzle sarà completo ed unico.

Lorenzo ha detto...

Io non sono il mio corpo. E neanche il mio corpo è il mio corpo. E' solo un corpo. Che mi tocca. Che mi tocco.

Bill Lee ha detto...

Non so se te l'ho mai detto ma a volte invidio molto il modo in cui scrivi le cose.

Rigenerato ha detto...

Come prendere alla lettera la parola rompicapo, ci si spacca la testa per godere del risultato finale, i pezzi torneranno al loro posto, piano piano, uno alla volta.

angeloblu ha detto...

Dopo tanto tempo è bello tornare qui è bello perché qui mi sento a casa, cosa dire leggerti è sempre stato un piacere ho tanto da recuperare ora che sono qui un abbraccio carissimo!

Ametista ha detto...

Quante moltitudini ci compongono,quanti frammenti identici emanano diverse luci sotto soli di altezze diverse.
Poi arriva la parola, un flusso di inchiostro rivelatore, un specchio che mostra ogni persona che ci abita.