Le situazioni quotidiane che mi appaiono sempre più nettamente come distorsioni atte a completare un quadro statico, hanno sempre quel nonsoché che non saprei, stipate di dettagli che fanno la differenza ed eccezioni che smentiscono risolutivamente la regola. Può darsi che io non sappia cosa dico, ma so benissimo quello che scrivo.
18 maggio 2016
12 aprile 2016
DEI CARI DIARI
E tutto ad un tratto, rivelazione: da bambino non sapevo a che servisse lo scopino del cesso. Credevo fosse un ornamento, con la sua testa di porcospino eternamente a mollo in una scodella immacolata. Mi era familiare e letteralmente insignificante. A volte lo trasformavo in un giocattolo, uno scettro che brandivo seduto sul trono. Questa ignoranza dipendeva dal fatto che la cacca dei bambini non si incolla o si incolla pochissimo al water. Scivola giù da sola e sparisce nella cataratta senza lasciare tracce. Resti d'angelo. Niente scopino. E poi un bel giorno la materia ha il sopravvento. Oppone resistenza. Ecco perché ci feci caso. Non le si da molta importanza fino al giorno in cui l'adulto di turno ti fa notare la cosa ed esige che tutto venga pulito. Quando è stata, allora, la prima volta in cui ho fatto il gesto di passare lo scopino, che oggi si impone tanto spesso? L'evento non è mai stato consegnato in nessun diario o brogliaccio. Eppure dev'essere stato un giorno importante della mia vita. Una perdita dell'innocenza. Una lacuna del genere conferma i miei pregiudizi nei confronti dei diari intimi: non registrano mai niente di significativo.
25 marzo 2016
TELESCOPIA
Ogni volta che il mio corpo si manifesta alla mia mente, non sempre mi trova preparato alla sorpresa del giorno. Di tanto in tanto mi allungo per toccare le cose che non ci sono e ci riesco magnificamente. Il nulla, stretto tra le mani. Spesso si può dimostrare con metodo scientifico qualcosa che non corrisponde alla realtà.
12 marzo 2016
29 febbraio 2016
INCULCHI SCENOGRAFICI
Ventinove febbraio: una verità che si capta senza artefizi, manipolata ad uso del pubblico. Nelle scene si vedono gli attori in quanto esseri ricreati e straniati. Ci si cala nella parte. La sensazione che ne si riceve, è la risultante di una corretta impostazione scenica ed interpretativa.
Sì, ok, io le do del lei, ma lei, cosa mi dai?
15 febbraio 2016
LAPIS LAPSUS ULO
Trecentotreesimo post, consueta palindromia nelle ricorrenze ma con l'aggiunta del molesto scricchiolio dei legamenti nella cassa di risonanza del cranio. Se descrivessi esattamente tutto ciò che provo, questo blog diventerebbe un ambasciatore tra la mente e il corpo, sarebbe il traduttore delle mie sensazioni e spesso l'ho fatto. L'ha fatto. L'abbiamo fatto. Percepisco ancora me stesso come un puzzle, con tutti gli elementi sparpagliati. Faccio conoscenza con i pezzi, i miei pezzi, come si farebbe con amici occasionali. So benissimo che si tratta di pezzi che, assemblati, mi ricomporrebbero, non ne dubito neppure un secondo, ma li capto ancora estranei.
7 febbraio 2016
TORMENTI ANTELUCANI
La questione degli incubi. In questi ultimi mesi ne ho fatti d'ogni. Ho deciso di ammansirli, vedendone il lato ironico e trascrivendoli sul brogliaccio che tengo sul comodino, con calamo e calamaio. Appena mi sveglio, l'incubo è annotato. Questa abitudine produce due effetti sugli incubi: li struttura come racconti e toglie loro ogni capacità di impressionarmi e non suscitano più terrore, ma curiosità, quasi sapessero che li aspetto per metterli su carta e lo reputassero un onore letterario, quegli idioti! Benché rimangano sinistri, perdono la loro caratteristica di incubi.
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