Trecentotreesimo post, consueta palindromia nelle ricorrenze ma con l'aggiunta del molesto scricchiolio dei legamenti nella cassa di risonanza del cranio. Se descrivessi esattamente tutto ciò che provo, questo blog diventerebbe un ambasciatore tra la mente e il corpo, sarebbe il traduttore delle mie sensazioni e spesso l'ho fatto. L'ha fatto. L'abbiamo fatto. Percepisco ancora me stesso come un puzzle, con tutti gli elementi sparpagliati. Faccio conoscenza con i pezzi, i miei pezzi, come si farebbe con amici occasionali. So benissimo che si tratta di pezzi che, assemblati, mi ricomporrebbero, non ne dubito neppure un secondo, ma li capto ancora estranei.
15 febbraio 2016
7 febbraio 2016
TORMENTI ANTELUCANI
La questione degli incubi. In questi ultimi mesi ne ho fatti d'ogni. Ho deciso di ammansirli, vedendone il lato ironico e trascrivendoli sul brogliaccio che tengo sul comodino, con calamo e calamaio. Appena mi sveglio, l'incubo è annotato. Questa abitudine produce due effetti sugli incubi: li struttura come racconti e toglie loro ogni capacità di impressionarmi e non suscitano più terrore, ma curiosità, quasi sapessero che li aspetto per metterli su carta e lo reputassero un onore letterario, quegli idioti! Benché rimangano sinistri, perdono la loro caratteristica di incubi.
31 gennaio 2016
RIMANGO SINISTRO
In nessuno dei luoghi che ho visitato durante i miei viaggi, nemmeno nel cuore dei paesi più nascosti di altre civiltà, di altre religioni, di altre etnie, mi sono sentito straniero quanto nel mio corpo. Non mi posso più digerire e non si tratta di uno squilibrio della coscienza che induce una percezione ipertrofica delle manifestazioni del corpo, altresì detta ipocondria. Sto diventando una deieizione cerebrale del mio stesso organismo.
24 gennaio 2016
SUPERFICIALMENTE RIFLESSO
Trecentesimo post.
L'ho fatto. Ho stretto i pugni, mi sono appoggiato al lavello, ho preso un gran respiro e mi sono guardato allo specchio. Era come se mi guardassi per la prima volta. Sono rimasto a lungo davanti allo specchio. Non ero davvero io quello lì dentro. Era il mio corpo, ma non ero io. Non era neppure un amico. Mi ripetevo: "Sei Me? Sei Tu, Me? Io sono Te? Siamo Noi?". Non sono matto, so benissimo che giocavo con l'impressione che quello non fosse Io o Me, ma un corpo abbandonato dentro allo specchio. Mi sono chiesto da quanto tempo fosse lì. Questi giochetti che mandano fuori dai gangheri Me, non spaventano affatto Io. "Figliolo", mi dice Io, "non sei matto, giochi con le sensazioni, come tutti gli uomini. Le interroghi e non smetterai mai di farlo. Per tutta la vita, dobbiamo sforzarci di credere ai nostri sensi".
19 gennaio 2016
SANITA' DI CORPO
Il corpo, per l'uso che se ne fa per lo spettacolo che ne viene dato, sembra un'invenzione di ultima generazione. Ma, sui rapporti che la mente stabilisce con esso in quanto scatola delle sorprese e distributore di deiezioni, oggi il silenzio pare abbastanza fitto. A ben guardare, non c'è nessuno di più pudico degli attori porno più smutandati o degli artisti di body art più scarificati. Quanto alla medicina, è molto più semplice: oggi il corpo non viene quasi nemmeno più toccato. Ai medici importa il puzzle cellulare, il corpo radiografato, ecografato, tomografato, analizzato, il corpo biologico, genetico, molecolare, la fabbrica di anticorpi. Più lo si analizza, più si esibisce questa nostra macchina per essere, meno esiste. Annullato, in misura inversamente proporzionale alla sua esposizione.
13 gennaio 2016
LAVORI IN SOCCORSO
Dall'ultimo colloquio con l'equipe di medici che mi segue.
Dottoressa: "Matteo, ti vediamo bene", con un accenno di sorriso.
Io: "Si, vi credo. Io invece vi vedo appannati, offuscati ed a volte doppio, ma quest'ultimo dipende dai momenti. Non capisco più da che parte pendo, cammino peggio di Jack Sparrow e spesso ho bisogno di un supporto, credo infatti acquisterò un bastone da passeggio, magari uno di quelli con il pomello in bronzo o ottone dalla struttura gufesca, che rientra nel mio stile. A volte non riesco nemmeno a portarmi il bicchiere d'acqua alla bocca e quando ci riesco, le possibilità sono che mi vada di traverso o che non riesca a deglutire, nemmeno con l'imbuto. Idem per il cibo e lì, carissimi, sono cazzi. Perdonatemi il termine e mi perdonino i cazzi per averli utilizzati a cazzo. Per non parlare dei nervi che saltano in tutta la mia parte destra, nel vero senso della parola, a rotazione, dal cranio alla pianta del piede e del senso di vertigine costante che provo, da in piedi, seduto o sdraiato che sia, che in questi ultimi giorni riesco a controllare, ma con abbondante fatica, infatti scusatemi se a volte non vi guardo negli occhi mentre vi parlo, ero solito farlo, ma ho bisogno di inclinare la testa o guardare verso il basso per controllarmi, ma non troppo velocemente, altrimenti c'è la possibilità che io rovini sul pavimento per il capogiro o non sia più in grado di interagire con la realtà che mi circonda. E poi il linguaggio, se non mi concentro o parlo troppo velocemente, non riesco a coordinarlo, mi perdo delle consonanti e vi garantisco essere molte, spesso devo ripetere ciò che dico perché non vengo compreso ed è imbarazzante. Inutile dirvi che anche solo farmi la barba o apporre una firma su di una delle vostre solite scartoffie per il consenso al consenso del consenso, risulti un'impresa epico-epocale. Ora, a fronte e anche a retro di tutto ciò, ditemi se secondo voi sto bene. Altro giro di brandy, signori?".
29 dicembre 2015
IL BUCO DELL'OSSO
Una volta forse. Ora non si apprezza più né l'invenzione, né la sorpresa. Piccole porzioni per stomachini indifferenti o ircocervi proteinici per esibizionismo festaiolo. Ecco cosa vuole la gente: raccontare agli altri cosa ha mangiato. Così, quando lo riterrò opportuno in questa sede, vi racconterò del buco dell'osso che mangerò a Capodanno. Buon bisesto a tutti, con affetto.
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