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31 agosto 2020

KENTUCKY


L'altro giorno ho aperto il piccolo cassetto dove raccolgo alcuni dei miei sogni, vi ho estratto uno dei miei atomizzatori preferiti e l'ho rigenerato con del filo resistivo Kantal A1 29awg, 5 spire su punta da 2 millimetri, ho scelto un cotone spumoso in modo che avesse una ricettività adeguata ed ho stappato un Kentucky organico macerato che ho lasciato maturare ventidue giorni. Sì, perché, grazie allo svapo ho smesso di fumare da 5 anni. Insomma, sono uno di quegli sfigati che usano la sigaretta elettrica. Ma è del tabacco che voglio scrivere, uno dei tabacchi più conosciuti dagli appassionati. Non farò menzione alcuna della marca e del produttore, poiché non sono un influencer e non vengo pagato per questo. Dopotutto chi mai mi pagherebbe per farlo? Tengo altresì a dire che non sono qua a fare l'influencer, né voglio convincere a smettere di fumare chi fuma o a far iniziare chi nemmeno ha mai usato una sigaretta elettronica, tantomeno a convincere qualcuno che esista un tabacco qualitativamente superiore ad un altro, le papille gustative sono una cosa tutta nostra, un mondo tutto nostro, pertanto non desidero che le mie interpretazioni possano venire fraintese per spingere ad acquistare un prodotto. Voglio semplicemente condividere un'emozione, che poi è una passione, tenendo sempre in altissima considerazione la soggettività del gusto personale. E comunque su questo blog scrivo il cazzo che mi pare.

Vengo al dunque: dunque già nel 1580 il tabacco Kentucky era coltivato a scopi commerciali e nel 1600 raggiunse una vastissima coltivazione dalle Americhe all'Estremo Oriente. Nell'arco di vent'anni si è propagato in tutto il mondo. Questa particolare commercializzazione, prima degli spagnoli e dopo degli inglesi, ha creato, insieme alle piantagioni del caffè e a quelle del cotone, una grandissima richiesta di manodopera. Proprio in quei tempi vi fu la più grande esportazione umana dall'Africa alle Americhe di uomini ridotti alla schiavitù. Il tabacco è un prodotto agricolo ottenuto da foglie di varia misura, a seconda della tipologia e viene definito come genere "nicotiana" poiché contenente la nicotina. Questo termine fu dato in onore di Jean Nicot, un ambasciatore francese che nel 1559 fece arrivare in Portogallo alcuni esemplari di queste piante, portandoli alla corte di Caterina de' Medici come una medicina. Esistono quattro sistemi per il processo finale di essicazione dei vari tabacchi. C'è quello che si definisce air cured, ovvero curato ad aria, in cui viene appeso a degli essicatori ben ventilati e viene lasciato seccare per circa due o tre settimane. Poi c'è il tabacco che adotta il processo fire cured, curato a fuoco, ove viene anch'esso appeso in essicatoi, sotto ai quali pezzi di legno, prevalentemente legno di quercia, vengono fatti bruciare lentamente e senza fiamma per rimuovere quella piccola percentuale di THC che il tabacco preserva. Assume così un sapore più affumicato. A volte si usa anche dello sterco essicato, che brucia altrettanto bene facendo assumere alle foglie un sapore stallatico. Il terzo processo si chiama flue cured, in cui le piante vengono appese a dei pali e con delle fiamme esterne all'essicatoio, viene fatta trasportare l'aria calda, senza però andare ad affumicare il tabacco. Quarto ed ultimo processo è il sun cured, ovvero curato dal sole, dove più semplicemente si stendono le foglie di tabacco e si lasciano essicare alla luce del sole. Questa essicazione è quella che viene utilizzata per quasi tutti i tabacchi orientali. 

Il Kentucky in questione viene trattato con il metodo fire cured e sono state utilizzate diverse tipologie di legni . E' un tabacco che grazie a questo processo permette di esaltare il suo aroma, lo va ad enfatizzare, amplificare, è un tabacco ottimo per creare dei blend, ovvero essere mixato ad altri tabacchi al fine di caratterizzare delle note più corpose, oppure essere utilizzato in modalità singola (anche qui si rientra nella soggettività). Il Kentucky, a mio avviso, a differenza di altre tipologie di tabacchi che utilizzo, è un tabacco a cui non deve essere data troppa aria per poterlo gustare al meglio, bisogna far sì che l'aroma venga elaborato e creato nella campana dell'atomizzatore prima di giungere al palato e poterlo degustare. In questo modo si percepiscono tutte le note erbose, ci sono sfumature del Black Cavendish (che non è un tabacco, ma una lavorazione del tabacco), non è il sapore o l'aroma del legno che prevale, ma la vera e propria erbosità, particolare che arriva a toccare tutte le mie papille. Questo Kentucky per me sarebbe quasi un delitto utilizzarlo come blend perché ha delle caratteristiche e potenzialità a livello aromatico che sono da degustare tutte da sole. Ha una grande corposità, rispetto ad altri Kentucky che ho avuto modo di provare, ha una sua anima, una sua identità forse perché è stato molto curato il processo a fuoco. Man mano che lo degusto, nel mio palato, perviene la nota secca che a molti Kentucky non si percepisce, davvero generosa che dona quella mezza sensazione amara come la vita che solo un sigaro può regalare. Si percepisce addirittura, seppur lontana, una nota fruttata. Ogni tiro è un'emozione. Ah, ma sia ben chiaro, io non ne capisco niente di tabacchi, sono tutt'altro che un sommelier dei tabacchi e, se non svapate o non avete intenzione di svapare e siete arrivati fino a qua, avete perso tempo.

3 commenti:

Ginny ha detto...

È talmente erotico sto racconto che uno se non svapa gli viene voglia di svapare.

Gus O. ha detto...

Ah! I guai della legge Basaglia🤢

Lorenzo ha detto...

Il tabacco era una medicina, la coca-cola era una medicina, la cocaina era una medicina. Chissà cosa sarà domani l'oki task...