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19 aprile 2018

OTIUM


Credo che per essere all'occorrenza una buona guida (un buon docente, un buon genitore, un buon amico, un buon capo, un buon consigliere, un buon compagno di vita) sia essenzialmente necessario essere sereni, essere cioè portatori di gioia. Non di "contentezza", che è una emozione passeggera, molto gradevole ma poco significativa. La gioia è un sentimento molto raffinato e, per gran parte, inconsapevole. Sta in fondo al nostro essere. Ed è un prodotto culturale, si apprende per lo più dall'esempio. Avere genitori infelici, docenti infelici, amici infelici, compagni di vita infelici non aiuta a sviluppare la gioia. Però, come diceva Pasolini, davanti a un orrore, parte della colpa è del "padre" e parte è di chi non ha saputo essere migliore di suo padre. "Vissero infelici perché costava di meno" disse genialmente Bompiani. La gioia costa, infatti, tanto. Innanzitutto costa la fatica di accorgersi di non esserlo e non è una questione da poco, visto che in genere apre le porte di un Inferno che nessuno ha voglia di visitare. Poi costa tempo, perché non è che la gioia si capisca subito: bisogna infatti anche capire cos'è, la gioia e ci vuole anche una certa intelligenza. Poi costa tanta, tanta pazienza, richiede di mettere da parte la fregola della ricompensa, l'ansia del risultato, la brama egoica del feedback positivo adatto ad addestrare le bestie da soma.
Perciò, come può lamentarsi dell'infelicità chi non fa altro che costruirsela giorno dopo giorno? Per lo più, l'infelice è chi ha bisogno di non avere tempo libero: non sto dicendo che infelice è chi non ha bisogno di tempo libero, sto dicendo che infelice è chi ha bisogno di NON aver tempo libero, perché diversamente nell'otium gli si renderebbe chiaro il fatto che la sua esistenza non ha alcun significato. 
Serenità è formazione, continua. "Scuola" vorrebbe dire "tempo libero" e non è un paradosso ma la verità: l'otium è la capacità di dedicarsi a se stessi, non lo stravaccare sul divano dopo una settimana infernale che, in parte, siamo costretti a subire e in parte ci cerchiamo, per non stare con noi stessi, per non scoprire che stare con la nostra famiglia è insopportabile, per non realizzare che non siamo ciò che siamo ma ciò che facciamo. 
Ma dunque, chiunque si lamenti dell'infelicità, abbia il coraggio di chiedersi se un gran lungo periodo di "otium" sarebbe il Paradiso. O l'Inferno.

2 commenti:

Bill Lee ha detto...

Sono d'accordissimo con te.
Io ho molto tempo libero, perché me lo sono creato. E le persone che più mi disgustano sono quelle che mi chiedono "ma come fai ad avere cosi tanto tempo libero? Ma non t'annoi?"
No.non mi annoio. Tu mi annoi in quanto essere noi So, spento e superficiale.

MaryA ha detto...

Bravo, è l'attesa del risultato che ci frega, del resto ho sempre pensato che un pugno di figuri in tonaca mi sfottesse non stop da sopra una nuvola...
In effetti, anche adesso XD

https://www.youtube.com/watch?v=aIRHTBvZRzU