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16 maggio 2017

DI SACCHEGGIAMENTI


Poiché mi vedo costretto all'inanimazione, lasciate che vi narri la leggenda del Ladro di Virtù.

Nelle terre italiane, in una piccola cittadina del lodigiano, viveva un barone ricchissimo, un rinomato collezionista di monete rare. La Baronessa Veronica trovava quella sua mania alquanto noiosa, nondimeno apprezzava lo stile di vita che le ricchezze del barone le consentivano.

Virgilio, invece, era un famoso ladro, la cui destrezza gli valse la nomina di maestro ladro nella leggendaria Gilda dei Ladri. Comunque, probabilmente, si trattava soltanto di mera spacconeria. La sola Gilda dei Ladri conosciuta si estinse oltre 450 anni fa.

Virgilio decise che il barone avrebbe dovuto condividere le sue ricchezze. Più precisamente, avrebbe dovuto distribuirne una parte a Virgilio. Una notte, l'astuto ladro, s'intromise furtivamente nel suo castello intenzionato a provvedere alla spartizione.

Le mura del castello erano note per essere altissime e invalicabili. Virgilio, astutamente, impiegò una freccia uncinata da penetrazione per fissare una corda sulla sommità della merlatura. Una volta raggiunti gli spalti merlati delle mura, doveva riuscire a eludere la sorveglianza delle guardie del barone. Celandosi con destrezza nelle ombre formate dalla merlatura, riuscì ad aprirsi un varco senza essere scorto.

Penetrare nel maniero fu un gioco da ragazzi per un ladro del suo calibro, ma un'ingegnosa serratura con non meno di tredici denti proteggeva i locali privati del barone. Virgilio riuscì a forzarla spezzando soltanto nove dei suoi grimaldelli.

Impiegando soltanto una forchetta, un pezzo di spago e un otre per il vino, riuscì a neutralizzare ognuna delle sette trappole poste a protezione della collezione di monete del nobile. Per certo Virgilio era il vero maestro dei ladri.

Con le monete al sicuro in suo possesso, si preparò a fuggire dal castello, ma scoprì ben presto che la via di fuga era ormai bloccata. Il barone aveva trovato la porta aperta e stava richiamando le guardie per perlustrare. Virgilio fuggì addentrandosi nei meandri del castello, restando appena un passo avanti alle guardie in servizio.

La sua unica via di fuga conduceva nella camera della Baronessa Veronica. Entrò nella stanza e scoprì la baronessa mentre si preparava ad andare a letto.

A questo punto giova riferire che Virgilio era famoso per il suo bell'aspetto, mentre la baronessa era rinomata per la sua bruttezza. Tali caratteristiche furono vicendevolmente riconosciute da ciascuno dei due.

"Siete forse venuto per carpire la mia virtù?", chiese la signora tutta tremante.

"Nient'affatto, mia dolce signora", disse Virgilio, pensando rapidamente. "Carpire sarebbe un atto assai malevolo per un fiore tanto delicato qual è la vostra virtù".

"Vedo che state fuggendo con le preziose monete del mio consorte".
Virgilio guardò profondamente nei suoi occhi e comprese qual era l'unico modo per riuscire a fuggire sano e salvo quella notte. Ciò avrebbe richiesto un doppio sacrificio.

"Sebbene queste monete siano d'inestimabile valore, ora ho trovato un tesoro ben superiore a ogni altra ricchezza", disse Virgilio delicatamente. "Ditemi, dea delle dee, perché vostro marito pose ben sette trappole mortali attorno a queste dozzinali monete, ma soltanto una semplice serratura alla porta della sua virtuosa consorte?".

"Il Barone protegge solo le cose che gli sono più care", replicò irata Veronica.

"Cederei tutto l'oro in mio possesso per bearmi un solo momento del vostro splendore".

Detto questo Virgilio depose le monete che aveva rubato con difficoltà. La baronessa allora si abbandonò estasiata nelle sue braccia. Quando il capitano delle guardie chiese di poter perlustrare le sue stanze, Veronica nascose Virgilio alla perfezione. Quindi si volse verso le monete e reclamò che il ladro le abbandonasse mentre fuggiva attraverso la finestra.

Compiuto il primo sacrificio, Virgilio si fece forza per compiere il secondo. Quella notte derubò Lady Veronica della sua virtù. La derubò ripetutamente, trattenendosi fino alle prime ore del mattino. Esausto ma sazio, si dileguò furtivamente alle prime luci dell'alba.

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